Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
L’aeroporto era un buco nero di luci fredde e voci sussurrate, sembrava l’avamposto di un mondo ai margini.
Avevo in tasca un biglietto senza ritorno, o forse senza una meta precisa; non avevo nemmeno guardato la destinazione.
Non importava.
Era giunto il momento. Avevo lasciato tutto e tutti. Ogni cosa alle spalle.
Ero uno scheletro che camminava: niente smartphone, nessun numero da chiamare, nessuno da avvertire. Nessun WhatsApp del cazzo. Nessuno a cui pensare.
Il taxi mi scaricò davanti a un bar nel quartiere di San Telmo, un posto dove il tempo sembrava essersi fermato su un vinile graffiato, che ripeteva sempre lo stesso tango stonato.
Seduto a un tavolino sporco, con un caffè che sapeva di terra bagnata e zucchero di canna bruciato, sentii quel silenzio che ti entra dentro come una lama.
Fu allora che li vidi.
Tre figure sedute al tavolo accanto, ombre stanche ma sinistramente familiari.
Non parlavano, ma i loro occhi ti strappavano la pelle: fantasmi con cappelli di feltro e sigari spenti in bocca, i loro accenti un invito masticato dal tempo.
Erano i miei stessi incubi, con un’aria diversa, un vestito nuovo, ma la stessa, schifosa compagnia.
Il tango usciva da una radio gracchiante, lento e greve come il respiro di una città che non dorme mai.
E io, con le dita sporche di zucchero, capii che scappare non era stato un addio.
Era solo un cambio di scena, ma lo spettacolo restava lo stesso.
@GL. agosto 2025